N.1 Il silenzio degli innocenti

Il primo romanzo di cui vi parlo
è uno dei rari esempi in cui il film è all’altezza, forse persino oltre, il
romanzo stesso. Non credo di doverlo presentare considerando che alcuni dei
personaggi, Hannibal Lecter in primis, sono diventati icone globali, nella
fattispecie grazie soprattutto all’interpretazione di Antony Hopkins.

Consiglio vivamente, quasi con
urgenza, chi non abbia letto e/o visto il film di farlo. Nessun appassionato di
thriller può farne a meno e sono abbastanza sicuro che ormai ce ne siano ben
pochi che non l’abbiano fatto.

Ma vi chiederete allora perchè
torno proprio su questo romanzo/film. Lo faccio per proporvi una lettura
differente, una prospettiva che qualcuno di certo avrà notato ma che ad altri
sarà sfuggita. Come in tutte le storie di questo genere esistono una protagonista
e un antagonista. Ma è proprio in questo che questo romanzo secondo si
distingue ed eccelle. A una prima lettura di cattivi ce ne sono due: Buffalo
Bill, che rapisce la figlia della senatrice e che usa la pelle delle ragazze
che uccide per realizzare un abito e Hannibal Lecter, psichiatra cannibile che
per scappare di prigione, fra le altre cose, indossa la faccia strappata a un
secondino malaccorto.

Ma io sono qui a dirvi che il
vero cattivo del film non è ne l’uno ne l’altro. A mio parere il vero cattivo
del film è il direttore del carcere in cui Lecter è rinchiuso. E, spoiler in
arrivo, sono sicuro che, almeno in parte, tutti abbiamo tifato per Lecter
quando subiva le angherie del suddetto direttore e quando, nella scena
conclusiva parlando al telefono con Clarisse le dice “Ho un vecchio amico
per cena”. La telecamera stacca, si capisce che sono in un pease caraibico
e si vede il direttore che trafelato che si muove tra la folla. Lecter senza
fretta, appende la cornetta, si sistema il cappello di paglia e inizia a
seguirlo.

Geniale. In questo caso specifico
farina del sacco del regista Jonathan Demme.
Non saprei come altro
defirlo.

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