
Arrivo con il libro della settimana con un giorno di ritardo, chiedo venia ma alle volte gli impegni superano il tempo disponibile. Oggi vi parlo de “La linea nera” di Grangè, un thriller con tutti gli elementi al posto giusto per essere un must per tutti gli amanti del genere. La storia tratta si serial killer, il che di per sè sarebbe niente di nuovo però lo fa capovolgendo i rapporti di forza, cambiando le prospetteve in modo simile, ma non uguale a quello che fa “Il silenzio degli innocenti”.
La storia segue Marc Dupeyrat, un giornalista ossessionato dai crimini violenti e dai serial killer. La sua attenzione viene catturata da Jacques Reverdi, un ex campione di apnea incarcerato per una serie di omicidi brutali. Dupeyrat decide di scrivere un libro su Reverdi e, sotto falsa identità, comincia a corrispondere con lui, cercando di penetrare nella mente del killer. Questo scambio epistolare diventa presto un gioco pericoloso, in cui i confini tra il cacciatore e la preda si fanno sempre più sfumati.
E qui sta la trovata semplice ma, a mio parere geniale, perchè il protagonista che si finge donna, in qualche modo stuzzica un pericolossimo can che dorme convinto che non potrà mai liberarsi dalla catena che lo trattiene, invece Reverdi scappa e inevitabilmente si mette alla ricerca della donna con cui ha corrisposto sino a quel momento.
Immaginate ora di essere nei panni del protagonista, che teme il momento in cui il mostro scoprirà la menzogna? Sapendo di cosa sia capace sarebbe come precipitare in un abisso di terrore. Nel romanzo c’è tutto questo ma non solo. C’è il punto di vista disturbante di chi vive il male come una necessità, il sangue come un’ossessione. A differenza della media dei romanzi di questo genere la parte investigativa è irrilevante e anzi i ruoli si ribaltano. A nascondersi e fuggire non è il criminale.
Particolare attenzione è stata posta nell’approfondimento dei personaggi, nella descrizione e nella percezione dei traumi alla base delle loro ossessioni.
Grangè è un maestro del genere. E’ probabile infatti che torni più avanti con altri suoi romanzi. Devo dire che se ho scelto di scrivere questo genere la colpa maggiore è assolutamente sua.
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